Psicologo e Psicoterapeuta. Formatore e Trainer. Esperto di Assessment di gruppo ed individuale, Selezione e Ricerca di Personale. Consulente per la ricerca clinica, aziendale e di mercato. Riceve a Pescara e Roma.
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La grande attenzione alla meditazione sarà solo una moda del momento?

La diffusione della pratica della meditazione in Occidente è iniziata nel momento in cui molte persone hanno iniziato ad avvicinarsi a correnti che – utilizzando una generalizzazione estrema – potremmo definire “new-age”.
È proprio questa componente spirituale, d’altro canto, che spesso allontana altre persone che associano la meditazione alla necessità di una adesione di tipo religioso.
In realtà la meditazione non è nulla di ciò: è un campo molto ampio che fa riferimento ad un insieme di pratiche ed esercizi.
All’interno di questo insieme, è possibile distinguere tra pratiche di concentrazione e pratiche di mindfulness. Nelle prime, si concentra l’attenzione su di un unico elemento o stimolo, sia esso esterno od interno (come nel tai chi e nello yoga). Nella mindfulness, l’attenzione va al globale: si osserva dove la mente si rivolge spontaneamente, come in una sorta di meta-consapevolezza.
La meditazione non è, quindi, materia mistica o spirituale, quanto piuttosto una serie di attività che possono farci recuperare un rapporto con una realtà psichica interna che spesso non consideriamo più. Presi a comunicare, esprimere, concentrarci su compiti e scadenze, le nostre vite frenetiche ci fanno spesso dimenticare questa nostra realtà interiore, questa nostra abilità di concentrarci verso l’interno.

 

Ma, in pratica, cosa vuol dire meditare? Sognare? Concentrarsi? Pensare? Rilassarsi? E cosa si fa precisamente quando si medita?


Molte persone hanno qualche difficoltà a rimaner ferme a lungo, immobili e con gli occhi chiusi, senza annoiarsi, senza pensare, senza addormentarsi. Le nostre vite, oggi, tendono a chiederci di riempire i momenti di vuoto o attesa con altre attività, tanto che molti fanno fatica a rimanere calmi e tranquilli, seduti e senza far nulla, rivolgendo l’attenzione verso se stessi. 

La perdita delle capacità introspettive ci segnala quanto la meditazione non sia affatto una moda passeggera, quanto piuttosto uno strumento che viene dal passato per esercitare delle capacità che possono renderci la vita più semplice e felice. 

Spiegare a parole cosa vuol dire meditare può essere complesso.

Affinché venga compreso a pieno, se ne dovrebbe fare esperienza. Ed ecco perché proponiamo, di seguito, un esercizio per tutti. 

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L’Esercizio della Consapevolezza del respiro

Trova un posticino tranquillo e mettiti in una posizione comoda (seduto, disteso o rilassato).Chiudi gli occhi e concentrati sul tuo respiro, solo sul tuo respiro. Indirizza tutta la tua attenzione all’insieme delle sensazioni che derivano dal respirare: ascolta il rumore del tuo respiro, percepisci i movimenti dei muscoli, fai attenzione a l’aria che entra ed esce dai polmoni; concentrati sul percorso che l’aria traccia passando dalle labbra alla bocca, dalla gola alla trachea, dalla parte alta dei polmoni fino al diaframma. Indirizza l’attenzione al tuo respiro come se fosse la prima volta che lo ascolti. Puoi concentrarti sulle sensazioni di caldo o freddo, sui formicolii o tremori di alcune parti del corpo, su sensazioni di pressione, tensione, o altro. Prendi e accetta ogni percezione senza giudicarla, accoglila, registrala e lasciala andare. Cerca di concentrarti su queste percezioni il più a lungo possibile.

Ogni volta che pensieri di qualsiasi sorta ti vengono in mente (“sto facendo bene?” “mi sento stupido a fare questo esercizio” “cosa penseranno di me?” “saprò meditare?” “che noia”), riparti da dove eri rimasto, fai due bei respiri profondi e torna a concentrarti solo sulle sensazioni che scaturiscono dal respirare. La tua mente cercherà di intervenire con pensieri di ogni tipo, ed ogni volta perderai il contatto con il tuo respiro per metterti a pensare.. Piano piano, esercitandoti a “far scorrere” i pensieri, facendoceli scivolare come se nulla fosse, riuscirai a restare progressivamente sempre più tempo concentrato solo sul tuo respiro. Quando la mente ti parla, fermati, e riporta la tua attenzione sul respiro. Dedica a questo esercizio almeno 30-60 minuti. 

Progressivamente, questo esercizio ti piacerà sempre di più e, un po’ come sfida, un po’ per divertimento, imparerai a mantenere un’attenzione diffusa e globale alla tua realtà interna, imparando a “far scivolare” e “far passare velocemente” i pensieri come se fossero gocce d’acqua sul nostro impermeabile.
La meditazione si propone, infatti, di attuare un cambiamento. Non una fuga dalla realtà, o una situazione di mero rilassamento, ne un modo per far scomparire il proprio quotidiano. Meditare è, prima di tutto, tornare a concentrarsi su di sé, con un punto di vista diverso. Facciamo un esempio.
Stai nuotando in una meravigliosa caletta ed il mare è calmo quando, d’un tratto, inizia ad agitarsi. Cerchi di nuotare verso la riva ma tutto sembra contro di te; per quante bracciate tu faccia, non riesci ad avvicinarti e, all’improvviso, un’onda gigantesca ti sommerge. Pensi che non ce la farai e così ti abbandoni, ti lasci andare, chiudi gli occhi e pensi che ormai sia la fine; quando riapri gli occhi, ti rendi conto che sei arrivato illeso a riva.
Ecco, meditare vuol dire lasciar scorrere, lasciar andare, come l’acqua del fiume che passa. Chi medita, osserva senza preconcetti per poter vedere oggetti e pensieri così come sono. Chi medita non si aggrappa ad opinioni o idee: semplicemente, guarda. E Meditare significa proprio consapevolezza del momento presente. 

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E quali sarebbero delle buoni ragioni per provare a meditare?

Tralasciamo l’enorme mole di dati e ricerche che evidenziano i benefici della meditazione sulla salute psicologica e fisica, e concentriamoci sui vantaggi che essa realizza nelle nostre prestazioni psicologiche: meditazione e mindfulness hanno effetti molto positivi sulla nostra memoria, sulla concentrazione, l’attenzione, la performance cognitiva, la gestione dello stress e la risoluzione dei problemi. La meditazione affina la capacità di lasciar scivolare le cose e guardarle dall’esterno: modificando il proprio punto di vista, ciò che al momento rappresenta un problema, può essere visto come qualcosa di diverso. Non bisogna perciò essere dei santoni o dei mentalisti, basta recuperare un rapporto con il nostro mondo psicologico interno, perché è da li che possiamo trarre risorse. 

Se ti piacerebbe provare ma non ti senti attratto da corsi di mindfulness e meditazione, puoi chiedere ad uno Psicologo formato adeguatamente un aiuto ad avvicinarti ad alcuni di questi esercizi. Saprà certamente trovare la modalità a te più adatta per iniziare questo percorso. 

Molti pensieri negativi, alla base di stati d’ansia o depressione, possono essere affrontati e gestiti attraverso esercizi di concentrazione o mindfulness, con poche sedute e in un ambiente controllato.
Se hai dubbi puoi scrivermi o contattarmi attraverso questo sito. Ti risponderò volentieri.
E buon lavoro!
Rosella D'Avola e Massimiliano Barattucci