Psicologo e Psicoterapeuta. Formatore e Trainer. Esperto di Assessment di gruppo ed individuale, Selezione e Ricerca di Personale. Consulente per la ricerca clinica, aziendale e di mercato. Riceve a Pescara e Roma.

Mercato del lavoro, gestione delle risorse umane e psicologia del benessere aziendale

“Non il capitale, le tecnologie, le materie prime sono il primo motore di un’economia, ma fondamentalmente la predisposizione delle persone a fare”

Albert Hirschman

 


Una serie complessa di fenomeni e cambiamenti senza precedenti nel mondo del lavoro ha inciso profondamente sulle modalità di organizzazione e funzionamento delle aziende, ed ha determinato importanti modificazioni anche, e soprattutto, nella psicologia, nei vissuti, nelle motivazioni, nelle percezioni e nelle aspettative dei lavoratori.

L’estensione globale del mercato, i processi di fusione e di incorporazione, le esternalizzazioni, il rightsizing, l’outsourcing, l’elevato frazionamento del ciclo produttivo, l’aumentata competitività e l’introduzione di nuove tecnologie hanno inciso profondamente il panorama aziendale mondiale che, nell’ottica di una processo di ottimizzazione delle organizzazioni, ha condotto rilevanti trasformazioni nella domanda di risorse umane e nelle richieste di risorse al lavoratore (Accornero, 2000).

Questa trasformazione pervasiva e repentina dello scenario lavorativo ha prodotto sia un’imponente rivisitazione delle strategie di gestione aziendale, che un parallelo mutamento delle percezioni e dei contenuti emotivi dei lavoratori, entrambi in direzione di una maggiore adattabilità: al mercato, al cambiamento, al cliente.

Le modificazioni del mondo del lavoro in atto hanno prodotto effetti non sempre positivi sulla società lavorativa, determinando sovente la focalizzazione dell’interesse su aspetti quali la “sindrome dei sopravvissuti”, il “job shock”, lo stress organizzativo, l’insicurezza lavorativa, la percezione di diseguaglianza sociale, ecc. (Brockner, 1988; Dent, 1995; Zuffo e Barattucci, 2008).



  Il concetto chiave saldamente legato a quello di adattabilità aziendale e che sembra rispecchiare ottimamente la progressione alla flessibilità richiesta, è quello di occupabilità (employability) utilizzato da Ellig per descrivere la “probabilità di essere impiegabili”: la sicurezza, un tempo tutelata dal lavoro “a vita”, viene oggi salvaguardata dalla capacità del lavoratore di conservare, sviluppare ed adattare il patrimonio di competenze professionali posseduto nel tempo (Ellig, 1998).

A oltre dieci anni di distanza sembra possibile estendere al lavoratore sia il principio di Pfeffer (1994) secondo cui “la capacità di adattarsi al cambiamento è diventata la risorsa più preziosa a disposizione delle imprese”, che quello di Sennet (1999): “reinventare continuamente per affermare la propria continuità”.

Massimiliano Barattucci

SERVIZI DI SELEZIONE E DI GESTIONE DELLE RISORSE UMANE


Bibliografia
>Accornero A. (2000) “Era il secolo del lavoro”. Bologna, Il Mulino.
>Brockner J. (1988) “The effect of work layoffs on survivors: research, theory and practice”, Research in Organizational Behavior, 10, pp. 213-255.
>Dent H. (1995) “Job Shock”. New York, St. Martin’s Press.
>Ellig B. R. (1998) “Employment and employability: foundation of the new social contract“, Human Resource Management, Summer, vol. 37, n.2, pp. 173-175.
>Pfeffer J. (1994) “Competitive advantage through people. Unleasching the power of the workforce”. Boston, HBC Press.
>Sennet R. (1999) “L’uomo flessibile. Conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale”. Feltrinelli, Milano.
>Zuffo, R. G., Barattucci, M. (2008), Job Insecurity e disagio lavorativo. In Fulcheri, M., Lo Iacono, A., Novara, F., Benessere Psicologico e mondo del lavoro. Torino: Centro Scientifico Editore.

Massimiliano Barattucci

 Consulenza Formazione Ricerca

Psicologo Psicoterapeuta PhD

Pescara