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Depressione: allarme sociale od opportunità di crescita personale?


Salute Mentale come benessere psicologico

Il concetto di salute mentale va considerato come un aspetto della salute globale, nel senso olistico del termine.  

La salute è uno stato “completo di benessere fisico, psicologico e sociale che non consta solamente nell'assenza di malattie o di infermità” (OMS).

La nozione di salute mentale va intesa, di conseguenza, come contributo attivo e personale al miglioramento del proprio progetto di vita, e non semplicemente come eliminazione delle negatività quotidiane.

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  Sofferenze della vita e depressione

Le sofferenze psichiche sono certamente un aspetto che la persona nel corso della vita deve necessariamente affrontare, e possono essere legate a diverse circostanze del proprio sviluppo, eventi e transizioni personali. 

Se da un lato risultano imprescindibili per la crescita personale dell'individuo, le sofferenze della vita possono far fluttuare l’individuo verso una malattia somatica o moltiplicare le difficoltà di adattamento all'ambiente, sino alla riduzione del funzionamento quotidiano. 

 

Segnali premonitori della depressione

Affinché la persona risulti in grado di percepire segnali di un disagio che va prolungandosi senza soluzione, occorre prestare attenzione ad alcuni segni premonitori ed a possibili situazioni di rischio: 

> emozioni negative prolungate, sensazioni ed angoscia accompagnate ad un disturbo somatico (dermatiti, psoriasi, panico, tremori, ecc.), infortuni fisici o condizioni di disabilità prolungate, comportamenti aggressivi e condizioni di irritabilità in ambito familiare, lavorativo e sociale. 

 
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Depressione come allarme sociale o esagerazione diagnostica?

La depressione è oggi uno dei disturbi più diffusi, colpisce ogni anno oltre 100 milioni di persone nel mondo, e può portare a gravi compromissioni nella vita di chi ne soffre, che può non riuscire più a lavorare o a studiare, ad intessere e mantenere relazioni sociali e affettive, a provare piacere e interesse in alcuna attività. 

I dati epidemiologici più aggiornati risultano del tutto preoccupanti, considerando che viene segnalata una presenza progressivamente sempre maggiore di casi di depressione. 

Vi è certamente la presenza di un certo allarmismo e di una certa confusione che riguardano il concetto di depressione così come viene inteso e percepito nel senso comune: essere triste o avere un umore depresso di per sé non segnala, infatti, la presenza di un disturbo depressivo. 

 

Depressione: emozioni complesse

Al contrario, si tratta di emozioni complesse che hanno la funzione di segnalare perdite significative da elaborare: 

l’impossibilità di realizzare un obiettivo importante (come ad esempio, una promozione sul lavoro), 

il termine di una relazione affettiva significativa (come ad esempio, la fine di un matrimonio), 

il cambiamento di status sociale (come ad esempio, quando i propri figli vanno a vivere per conto loro e si sente di non avere più tutti quei compiti genitoriali fino ad allora così impegnativi; oppure, quando ci si laurea e si perde la condizione di studente). 

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Depressione, tristezza e perdita

La tristezza e l'umore depresso non solo ci permettono di segnalarci che è avvenuta una perdita importante, ma ci motivano ad un momentaneo ripiegamento in noi stessi, utile ad accettare la perdita, riorganizzare i nostri scopi, i nostri progetti, la nostra vita e a riprendere le energie per ripartire di nuovo. 

Quando però, l’individuo non riesce ad accettare una determinata perdita, o qualora fossimo dinanzi ad un disturbo dell’umore di ormai di tipo endogeno, il tono dell’umore continua a decrescere mentre aumentano i comportamenti di ripiegamento in se stessi, il desiderio di stare da soli, la maggiore passività, la demotivazione alle attività. 

Sovente, a questo punto, la condizione del soggetto innesca meccanismi mentali che lo portano ad interpretare la depressione dell’umore ed i comportamenti di passività come segnali di una propria vulnerabilità, sino alla percezione di essere dei perdenti o dei falliti. 

 

Processi di pensiero nella depressione e psicoterapia

Nel paziente depresso operano processi di pensiero che presentano una sorta di errore sistematico nella valutazione dei dati della realtà e la psicoterapia cognitivo-comportamentale si concentra ad identificare e trasformare proprio le cognizioni distorte caratteristiche di ciascun paziente [approfondisci con questo articolo]. 

Gli interventi terapeutici sono rivolti a scoprire tali cognizioni negative e, in genere, ciò porta ad un miglioramento del tono dell’umore nel breve termine. 

In seguito, si modificano le convinzioni disfunzionali alla base di tali cognizioni, mediante interventi cognitivi e comportamentali, con l’obiettivo di rendere l’individuo meno vulnerabile a possibili future ricadute.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è, senza dubbio, la forma di psicoterapia più estesamente esaminata per la depressione maggiore

Numerose meta-analisi hanno concluso che l’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale è addirittura maggiore che la farmacoterapia. 

Chiedi informazioni ad uno psicologo o psicoterapeuta.


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Studio di Psicologia e Psicoterapia

Dott. Massimiliano Barattucci

Psicologo - Psicoterapeuta - Dottore in Ricerca

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