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Depressione nell'infanzia: diagnosi complessa, pericolo possibile o semplice esagerazione?


Spesso si registra una evidente leggerezza nella diagnosi di patologie psichiatriche nei bambini, ma è indubbio che vi siano delle condizioni infantili che possono nascondere disturbi emotivi che si manifestano in maniera del tutto differente rispetto all'adulto. 

Nei casi di sospetta depressione, il bambino non possiede gli strumenti necessari per comprendere che sta vivendo una condizione patologica.  

Il dibattito scientifico risulta di fondamentale importanza per lo psicologo clinico e gli altri operatori del settore.

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Depressione infantile: i sintomi sono differenti dall'adulto

Nel bambino, la depressione va al di là del semplice sintomo di tristezza, anzi è una vera e propria sindrome che coinvolge una moltitudine di sintomi concomitanti. 

Ad esempio, un sintomo del disturbo dell’umore che si diversifica dall'adulto è la rabbia, spesso largamente presente nei bambini depressi e tra i più resistenti al cambiamento terapeutico (Brumback, Dietz-Schmidt e Weinberg, 1977; Stark, Reynolds e Kaslow, 1987).  

Oltre alla rabbia, il bambino può apparire fortemente annoiato e indifferente (anedonia), con facilità al pianto non legate ad eventi ambientali.  

Ma il sintomo più eclatante nel bambino è la perdita di allegria, ovvero il bambino non trova divertenti cose che al contrario fanno ridere la maggior parte dei bambini; 

il bambino depresso, di conseguenza, tende a valutare negativamente le sue prestazioni e le sue capacità, ed in questo modo l’autostima si abbassa notevolmente.

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Diagnosi di depressione nel bambino tra difficoltà e rischi

Studi sull’epidemiologia e osservazioni longitudinali della depressione hanno prodotto elementi a sostegno della tesi che essa possa comparire precocemente, e che spesso possa evolvere in un disturbo cronico, contrastando il luogo comune che vede l’infanzia e l’adolescenza come periodi di spensieratezza e buon umore (Kovacs, Akiscal, Gatsonis, et al. 1994; Keller , Klerman, Lavori, et al. 1984). 

Il manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici (DSM), al contrario, considera la depressione nei ragazzi in maniera del tutto analoga a quella degli adulti (Stark e Kendall, 1996).

Al di là delle definizioni diagnostiche, vi sono aspetti della depressione infantile che la rendono potenzialmente devastante se paragonata a quella degli adulti. 

Se l’adulto è in grado di riconoscere che la sua situazione non fa parte della normalità, che in qualche modo “non è se stesso”, in quanto la sintomatologia che sperimenta è il risultato di una condizione patologica, al contrario, il bambino non possiede mezzi per operare queste discriminazioni.

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Il bambino non ha gli strumenti per affrontare la depressione

Inoltre, se le persone adulte tentano, tranne che nei casi più gravi, di vincere questa malattia, i bambini non sembrano possedere le risorse interne ed evolutive per farlo. 

La depressione in giovane età può operare effetti immediati in aree importanti per il funzionamento della personalità, rendendo lo sviluppo di quest’ultima profondamente alterato. 

I bambini depressi non riescono facilmente a divertirsi, non giocano e non creano sani rapporti interpersonali, si sentono ipercritici e insicuri, e non credono nella bontà delle persone. 

Le prospettive, in termini di esiti, sono del tutto scoraggianti: in bambini depressi, a distanza di dieci anni dall'insorgenza, sono presenti evidenti sentimenti di autosvalutazione, cinismo e pessimismo (Shuchter et al. 1987).

Una diagnosi precoce può fare la differenza, ma occorre una forte cautela per non alimentare inutili allarmismi


Bibliografia

Brumback R. A., Dietz-Schmidt S. G., Weinberg W. A., (1977). Depression in children referred to an educational diagnostic center: diagnosis and treatment and analysis of criteria and literature review. Diseases of the Nervous System, 38, pp. 529-535.

Keller M. B. , Klerman G. L., Lavori, Coryell W., Endicott J., Taylor J. (1984), Long-term outcome of episodes of major depression. Clinical and public health significance. JAMA. 252: 6: pp. 788-92.


Kovacs M., Akiskal S., Gatsonis C., Parrone P. L., (1994), Childhood-onset dysthymic disorder. Arch Gen Psychiatry 1994; 51, pp. 365–74.

Shuchter et al., (1987), Biologically Informed Psychotherapy For Depression. The Guilford Press.

Stark K., Kendall P. C., (1996), Treating Depressed Children:Therapist Manual for “Taking Action”. Ardmore, PA Workbook Publishing.

Stark K. D., Reynolds W. M , Kaslow N. J., (1987), A comparison of the relative efficacy of self-control therapy and a behavioral problem-solving therapy for depression in children. J Abnorm Child Psychol. 15, pp.91- 113.


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